Arthur Adamov nacque nel 1908, in Russia, da una ricca famiglia armena. Sin dall’età di quattro anni soffrì di attacchi di panico, temendo che un giorno sarebbe diventato povero, condizione che sperimentò in seguito alla rivoluzione bolscevica del 1917. Sorpreso in Germania dal primo conflitto mondiale, e preoccupato dalle proprie origini, con la sua famiglia si rifugiò dapprima in Svizzera, dove conobbe il teatro, poi nuovamente in terra tedesca, dove si iscrisse al Lycée Français. A Parigi, invece, si avvicinò al Surrealismo e diresse il periodico Discontinuité. Il suo primo tentativo di suicidio, nel 1928, a causa di un amore infelice che rivelò la sua impotenza sessuale, e il suicidio del padre pochi anni dopo contribuirono a un forte crollo nervoso nel 1938. Da questa esperienza, seguita dal suo internamento nel campo di concentramento di Argelès-sur-Mer, nacque La confessione, un’autobiografia che rivelò la sua coscienza torturata e fragile. Fortemente influen- zato da Strindberg e Kafka, nonché attivamente impegnato nella causa comunista, Adamov iniziò a scrivere le sue prime opere teatrali nel 1947, ricevendo presto l’etichetta, mai rivendicata, di fondatore del “teatro dell’assurdo” insieme a Ionesco e Beckett. Dopo una vita di angosce e solitudini, emarginato per le sue posizioni, trovò la morte nel 1970 con una forte dose di barbiturici. Fino ad allora, i suoi lavori, così politici ed estremi, non vennero più rappresentati.
